C’è da perdersi provando a “leggere l’Europa” nei meandri di comunicati stampa, raccomandazioni e policy papers. Sin dal primo embrione di Unione, da CECA a CEE, da CE a UE, la macchina politica, economica e progettuale Europea è diventata sempre più “democratica” ma anche immensa e intricata. Per fortuna Junker, insediatosi con una nuova Commissione, ha adottato un tecnica comunicativa basata sulla sintesi: 10 priorità e un motto: “La mia priorità assoluta è rilanciare la crescita in Europa e ridare lavoro ai cittadini” si leggono sia dal suo sito http://juncker.epp.eu/node/153 che da quello ufficiale con radice ec.europa.eu http://ec.europa.eu/priorities/jobs-growth-investment/index_it.htm .

1) Un nuovo impulso all’occupazione, alla crescita e agli investimenti;

2) Un mercato unico digitale connesso

3) Un’Unione dell’energia resiliente con politiche lungimiranti in materia di cambiamenti climatici

4) Un mercato interno più profondo e più equo con una base industriale più solida

5) Un’Unione economica e monetaria più profonda e più equa

6) Un accordo realistico e equilibrato di libero scambio con gli Stati Uniti

7) Uno spazio di giustizia e di diritti fondamentali basato sulla reciproca fiducia

8) Verso una nuova politica della migrazione

9) Un ruolo più incisivo a livello mondiale

10) Un’Unione di cambiamento democratico

Queste 10 priorità vengono descritte nella “COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI” del 16/12/2015, ovvero il Programma di lavoro della Commissione dal titolo “Un nuovo inizio” ( http://ec.europa.eu/atwork/pdf/cwp_2015_it.pdf ). Il documento è di piacevole lettura, semplice e diretto. Inizia infatti con una frase che entrerà nella storia dell’Unione come chiara premessa di intenti positivi e specchio di un’epoca segnata dalla crisi e dalla sfiducia totale dei cittadini nelle istituzioni, sia locali che Europee. “La neoeletta Commissione si è impegnata a cambiare realmente le cose: a fare cose diverse in modo diverso. I cittadini si aspettano dall’UE un intervento decisivo per affrontare le grandi sfide socioeconomiche (forte disoccupazione, crescita fiacca, livelli elevati di debito pubblico, carenza di investimenti e scarsa competitività sul mercato mondiale). Vogliono anche che l’UE interferisca meno sulle questioni a cui gli Stati membri sono maggiormente in grado di rispondere con efficienza a livello nazionale e regionale. I cittadini si aspettano inoltre che l’UE sia più trasparente e responsabile su quello che fa e su come lo fa”. E’ diventato fondamentale inoltre, dal 2014, il ruolo del Parlamento europeo e del Consiglio che vengono più volte citati, tanto che in ambiti informali interni alle istituzioni si usa il termine “trinità”. Tre istituzioni ormai inscindibili che hanno in mano le battaglie, i processi, le politiche e l’attuazione delle stesse. Ricordiamo infatti che, originariamente, il trattato di Roma del 1957 attribuiva al Parlamento un ruolo consultivo nell’ambito del processo legislativo; la Commissione proponeva la legislazione, che veniva poi adottata dal Consiglio.

L’Atto unico europeo (1986) e i trattati di Maastricht, Amsterdam, Nizza e Lisbona hanno progressivamente ampliato le prerogative del Parlamento. Quest’ultimo è ora co-legislatore su un piano di parità con il Consiglio nella stragrande maggioranza dei settori. Tra le grandi novità dalle elezioni Europee 2014, a seguito dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona, il Parlamento europeo condivide con il Consiglio il potere di decidere sull’intero bilancio annuale dell’Unione europea, sul quale ha l’ultima parola. L’altra importante competenza è il potere di controllo: Il Parlamento europeo ha diversi poteri di supervisione e controllo. Questo gli permette di esercitare un ruolo di controllo sulle altri istituzioni, di monitorare l’utilizzo del budget dell’UE e di assicurare la corrette implementazione delle leggi dell’UE. Sul ruolo più forte del Parlamento europeo c’è un’info grafica molto utile sul sito dell’Ufficio di Informazione in Italia che consigliamo di esplorare http://www.europarl.europa.eu/aboutparliament/it/20150201PVL00008/Il-trattato-di-Lisbona

Senza il Parlamento tra l’altro, Junker non sarebbe stato eletto. Il candidato alla carica di presidente della Commissione viene proposto al Parlamento europeo dal Consiglio europeo, che delibera a maggioranza qualificata tenendo conto del risultato delle elezioni al Parlamento europeo.

Il presidente della Commissione è quindi eletto dal Parlamento europeo a maggioranza (vale a dire con almeno 376 voti su 751).

A seguito dell’elezione, il presidente eletto sceglie gli altri 27 membri della Commissione, sulla base delle proposte presentate dagli Stati membri. L’elenco definitivo dei commissari designati deve successivamente essere concordato tra il presidente eletto e il Consiglio. La Commissione deve essere approvata nel suo insieme dal Parlamento. Prima di ciò, i commissari designati sono valutati dalle commissioni del Parlamento europeo.

Un cerchio senza via d’uscita, senza il parere dell’uno, l’altro non può fare nulla.

Tornando al Programma della nuova Commissione Junker riprendiamo un altro passo fondamentale che chiama a raccolta anche il ruolo dei Parlamenti nazionali, delle regioni e delle città. Il rapporto con gli Stati Membri riprende vigore perché le politiche non si attuano senza le “gambe” territoriali e le antenne di diretto contatto con gli erogatori di servizi e i cittadini.

“Questo è un programma di cambiamento, dettato dalla necessità di far ripartire la crescita dell’UE per mantenere in futuro il modello sociale europeo e un ambiente sano. Il programma auspica anche un cambiamento dei metodi di lavoro del Parlamento europeo e del Consiglio, con cui desideriamo collaborare per definire le principali priorità delle tre istituzioni e accelerare il relativo processo decisionale, affinché gli effetti positivi delle nostre proposte si concretizzino rapidamente a livello dei cittadini. Intensificheremo la collaborazione con gli Stati membri, i parlamenti nazionali, le regioni e le città per garantire una migliore attuazione delle politiche esistenti e l’efficacia dell’azione sul campo, dai fondi strutturali e di investimento all’ambiente, dal mercato unico ai diritti dei consumatori”.

Sembra iniziare quindi un nuovo corso, che seguiremo e monitoreremo anche nei prossimi mesi perché i risultati attesi sono alti ma serve tanto tempo e processi molto lunghi. Parleremo anche dei semestri di Presidenza del Consiglio dell’UE, che ha visto il nostro Governo protagonista dal 1 Luglio al 31 Dicembre 2014. I cittadini “comuni mortali” come me non hanno capito l’importanza di detenere la Presidenza di un Semestre Europeo anche a causa dei media e dell’ingerenza politica che ci contraddistingue, priorità ed emergenze che riempiono i palinsesti media. Noi ci proveremo, a spiegare che decisioni si sono prese e come la staffetta dei 18 mesi (3 semestri) concorra a che una macchina potente e intricata come l’UE vada avanti cercando di portare l’Unione dei 28 Stati Membri ad affrontare la concorrenza e la grandezza delle potenze come India, Cina, Russia e USA.